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Quanto siamo stati insieme? Quasi dieci anni. Per dieci lunghi anni siamo stati insieme. Sono sempre stata convinta di “noi”, dal primo momento. Appena ti ho conosciuto ho detto “scelgo te” e sono sempre rimasta convinta della mia scelta. All’inizio non era male stare insieme, anzi, le cose erano semplici, telefonate, messaggi e ogni tanto qualche regalo. Mi ricordo le serate passate insieme, a letto, e le lunghe passeggiate parlando di tutto. Ogni estate era una nuova sorpresa con te, sempre qualcosa di nuovo, e a Natale sempre con regali sorprendenti. Poi non so cosa sia successo. Il tempo passò e le cose iniziarono a cambiare. Siamo cresciuti entrambi, io volevo da te cose diverse, tu pensavi solo ai soldi. Eppure continuavo a fidarmi di te, nonostante tutto e tutti mi ripetessero “non è come sembra”, “ti sta fregando”, io ripetevo imperterrita come un disco rotto “vi sbagliate, è migliore di altri, non lo cambierei con nessun altro al mondo”. Quanto mi costa dover ammettere ora, ora che tutto tra noi è finito che avevano ragione. Tradita forse dal tempo passato insieme, non volevo vedere ciò che avevo davanti agli occhi. Ti sei dimostrato per quel che sei, un bastardo. Pensavo di non essere per te solo una tra le tante, sono stata sciocca a credere di essere, non dico speciale, ma almeno diversa. Quando ho deciso di rompere con te, non hai detto nulla, nemmeno una telefonata, eppure me la aspettavo, in fondo siamo stati insieme dieci anni.
Ti vedo ovunque, la pubblicità mi ricorda te, sei in ogni angolo della strada, ma non sto male, anzi, non lo sono mai stata da quando ti ho lasciato. Con lui ora sto bene, e ti ringrazio per avermi fatto aprire gli occhi. E non ho paura di dirti “sono passata a Wind”.
Ho messo gli occhiali con la speranza che l’aria da intellettuale mi faccia venire l’ispirazione per scrivere un post nuovo, un post nuovo di più frasi, con un contenuto decente, non come i tre che ho appena scritto e cancellato. Ero senza occhiali.
Amo leggere. Quando avevo sei anni mio padre mi comprava Topolino, Paperino & Co. E passavo le domeniche a leggere, lo leggevo tutto, non saltavo una pagina e una volta finito lo rileggevo i giorni seguenti. Il mio primo libro è stato Pinocchio della Disney, con le immagini e i disegni del cartone. Ho letto solo qualche anno più tardi la versione originale e non ho mai dimenticato le prime frasi, ero sorpresa di come Collodi potesse parlare con me e leggermi nel pensiero. Leggevo ogni momento possibile, in ogni posto. I miei parenti si ricordano di me piccola con la faccia nel libro.
Un giorno mio padre mi portò a casa due sue vecchi libri che trovò a casa di mia nonna -I ragazzi della via Paal- e -Alice nel paese delle meraviglie-, avevano le pagine ingiallite e la copertina di tela con illustrazioni vecchissime, ero innamorata di quei due libri. Ero in terza elementare e dissi alla maestra che stavo leggendo il primo. Ne era rimasta molto sorpresa e mi chiese se non lo avessi trovato triste. Non lo avevo ancora finito e mi raccontò in sostanza il finale. Il secondo lo portai a scuola per creare la biblioteca di classe e qualcuno lo perse. Il primo è ancora nella mia libreria.
C’è stato un periodo nel quale ogni domenica andavo con la mia famiglia a pranzo in campagna dai miei zii. Una di quelle domeniche mia zia mi aprì un armadio che aveva nell’ingresso, credo che sia stato uno dei giorni più belli della mia vita, vidi più di trenta libri ordinati su due piani, libri di scuola e da leggere Quando mi disse “li vuoi leggere?” mi brillarono gli occhi e la presi in parola. Leggevo un libro al giorno e domenica dopo domenica finii i libri. Ovviamente saltai quelli di biologia e matematica. In quel periodo feci la conoscenza dei libri inutili, quelli senza senso, che non lasciano niente al lettore, se non la sensazione di aver perso tempo. “Giulietta ha preso zero” è uno di quelli.
Leggevo tutti i libri che mi passavano per le mani. Durante le vacanze estive a casa di mia nonna paterna leggevo più Armony di una donna di mezza età. Non credo che i miei sapessero cosa passava sotto i miei occhi poiché in prima media lessi con tranquillità “uccelli di rovo”.
Inizia a comprare libri con i soldi che mi davano i miei. Mio padre dovette andare dal falegname per farmi costruire una libreria che quella che avevo ormai era piena. Ho circa centocinquanta libri, ho smesso di contarli quando erano ottanta, credo. Alcuni non li ho ancora letti, molti sono finiti in uno scatolone in garage perché non hanno passato l’esame, sono rimasti con me solo i migliori.
Ho sempre meno tempo per leggere...
Meno male che dal dottore si fa la fila: ieri sono riuscita a leggere le prime sessanta pagine di “Non è un paese per vecchi” mentre aspettavo il mio turno!
-.-‘