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per un pugno di caramelle
E’ arrivato e finalmente è quasi finito il periodo più brutto dell’anno: il carnevale. Che diciamolo pure, il carnevale è veramente una festa inutile, sta addirittura sotto Halloween che nemmeno è nostro! Ci si traveste, come se poi non lo facessimo tutti i giorni, e si buttano pezzettini di carta per terra e ci si spruzza la schiuma. Oh dai che cosa magggica spruzziamoci la schiuma da barba addosso, oh si dai guarda, qui mi hai lasciato un pezzettino scoperto!
Il primo vestito di carnevale che ricordo abbia indossato è stato quello di Pierrot. Forse è stato il vestito più bello e più adatto mi potessero prendere. Mamma mi aveva colorato la faccia con l’ombretto bianco perché non le andava poi tanto di comprare il cerone da spalmarmi sul viso e con la matita nera mi aveva disegnato questa lacrimona nera sulla guancia. Ero proprio triste con gli occhioni così O.O…
Non mi hanno travestita per alcuni anni. La seconda fase è stata quella della Fatina, perché ovviamente dovevo avere nella vita un vestito da bambina, come per forza ci dovevano essere il rosa e “Piccole Donne” e non “D’Artagnan”.
Il fatto più importante però è che ho uno zio a cui piace da matti fare i carri. Intendo dire che mio zio prendeva il rimorchio del trattore e ci faceva sopra le costruzioni con la cartapesta e dipingeva e creavano i vestiti per poi andare in giro per la città in fila dietro gli altri carri. Ecco. Era il carro degli indiani. E dei soldati. Io facevo la Piccola Indianina che lanciava coriandoli. Avevo un sacco di iuta fatto a vestitino, tutto con i ricami colorati, avevo i codini e una fascia di perline sulla fronte che mi teneva due piume. E’ che non ero solo io. Mio zio non aveva coinvolto solo la mia famiglia, ma anche tutti i parenti di mia madre, quindi eravamo circa trenta indiani: la mia tribù. Ho anche una foto mentre esco da una tenda. Mio zio però non faceva l’indiano, che mica si poteva mettere il gilè lui tutto colorato. No no, lui aveva il vestito da soldato e la pistola con la quale sparava a mio padre Capo Indiano e agli altri parenti che poi scappavano sul nostro carro. Loro avevano il carro-fortino, c’era anche un palo dove legavano mio padre dopo averlo catturato. Si perché lui non era mai contento delle condizioni di pace che decidevano quando si sedevano per strada in cerchio. Mia madre ha fatto un album intero di foto di quel carnevale. Arrivammo secondi nel concorso “Miglio Carro”, mica pizza e fichi.
Nel 1991 non ci sono stati i carri di carnevale perché Saddam con i carri armati ha invaso il Kuwait.
Quando si ricominciò a festeggiare il carnevale mio zio ci riprovò ma non ebbe lo stesso successo. Fu la volta dei Ghostbuster, e no non facevo April e nemmeno Slimer, facevo un anonimo fantasma con una tutona bianca e un cappuccio bianco in testa. I miei genitori si rifiutarono di andare, però mi costrinsero a fare il fantasma (mi stanno ancora pagando lo psicoterapeuta per il trauma). Fatto sta che andavamo in giro su questo carro e non conoscevo nessuno e ogni tanto passava mia zia a regalarmi una caramella per tenermi buona. Stavo quasi soffocando dentro il cappuccio che decisi di toglierlo, sentii qualcuno che mi chiamava toccandomi la spalla e mi girai: una torta di schiuma da barba sulla mia faccia, gli occhi rossi che pizzicavano e poi mia zia che tentava di pulirmi. Altre caramelle.
Tutto questo per dire che mi hanno invitata ad una festa di carnevale domani sera.
L’invito dice “mascherati”.
Tzè.




