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Invasion: una storia vera
Non hanno detto niente ai telegiornali, non c’erano giornalisti pronti ad afferrare la notizia, non si sa niente. Eppure sarebbe potuta essere la notizia del secolo, quella che ti avvicina un passo in più all' Asimov, ma li non c’era nessuno. Lo so, perché io c’ero, ed ero proprio li mentre accadeva.
Stamattina mi sono alzata presto, ho fatto colazione, mi sono vestita e sono uscita per andare alla fermata, proprio mentre arrivavo io c’era il pullman che andava a Roma, con la gente che si metteva anche sotto i sedili pur di salire, e io consapevole a cosa andavo incontro ho detto “se mi sbrigo riesco a prenderlo e a fare la sardina”… al ché mia sorella, ormai veterana dei mezzi pubblici mi fa “Ma che sei matta? Ma aspetta il prossimo! Tanto che devi fare?”. Era destino che dovessi assistere a tale magnifico evento, perché non è possibile assistere alla salvezza del mondo tutti i giorni. Si, proprio oggi martedì 27 novembre 2007, io sono stata testimone di un evento che ha permesso a voi tutti di leggere questo post.
L’autobus seguente è stato (stranamente) puntuale, ho fatto un chilometro in piedi e poi si sono liberati una decina di posti alla fine dell’autobus, e contrariamente alle mie abitudini mi siedo in fondo all’autobus, proprio l’ultimo posto centrale, dove usualmente siedono persone di indubbio odore: alcool. A destra mi vedo un tipo ficheggiante, con i Ray-Ban jeans strappati e portatile al seguito, a sinistra un tipo con gli occhiali e capelli spettinati, ombrello lungo con manico in legno, zaino contenente una decina di penne buttate alla rinfusa, tra cui ho potuto piacevolmente notare una replay rossa e un milione di fogli con scritte sopra formule mai viste… lo studente (di ingegneria, non che tutti siano così Pk).
Pian piano il fato stava mettendo tutti nella loro posizione, ognuno avrebbe dovuto svolgere la propria parte: il ragazzo fico che non si accorge di niente perché è fico, il ragazzo ingegnere che non si accorge di niente perché troppo preso dalle sue formule e la ragazza strana con le cuffiette che non si capisce come fa a leggere se ha la musica a volume così alto. Poche fermate più avanti salgono sull’autobus una bambina e una signora. La bambina si siede alla destra della ragazza strana che per gentilezza scala di un posto in modo che la donna le si possa sedere accanto. Non sono italiane, parlano una lingua incomprensibile, il ragazzo fico non sente nulla perché ha messo le cuffiette, il ragazzo-ingengere non dà peso a niente che non possa essere riscritto come algoritmo, la ragazza strana pensa “potrebbero essere alieni”. Il viaggio prosegue nella sua consueta tranquillità, qualche brusca frenata, qualche curva troppo stretta, qualche imprecazione. Tutto sembra normale, ma la ragazza strana trova atipica questa eccessiva tranquillità, c’è qualcosa che non le torna e si guarda intorno, osserva, scruta, non tralascia nessun dettaglio. Ed ecco che capisce, sotto ai suoi piedi c’è qualcosa che non va, ma non riesce a capire, è qualcosa che non ha mai visto prima, forse perché NON E’ TERRESTRE! La strana “cosa” che vedeva sotto i suoi piedi iniziava ad assumere forme strane, sembravano piccoli esserini che si muovevano in squadroni, armati, calichi come un tonno. La ragazza strana intuisce il pericolo imminente, vorrebbe chiedere aiuto ma sa che nessuno la ascolterebbe: il ragazzo fico che dovrebbe ricoprire il suo ruolo poltrisce, allora non è proprio fico, forse di Bruce Willis ha visto solo “Il sesto senso” e non sa come comportarsi in queste situazioni e il ragazzo-ingengere, che potrebbe riscattarsi salvando il mondo intero, è troppo preso dalla quadratura delle parabole. Che fare! Che fare! Bisogna prendere una decisione immantinente. E come succede solitamente, sono le persone più improbabili a prendere in mano la situazione… la bambina aliena capisce il pericolo, si sporge un po’ dal sedile e con il magico sputo giallo inonda e travolge i cattivi che le loro super potentissime armi.
So che se lo avessi raccontato in giro nessuno mi avrebbe creduto, così ho deciso di scriverlo qui, come se fosse una storia inventata, perché anche se voi non mi credete, la bambina ci ha salvato dalla colonizzazione aliena, e stasera dormirete sicuri nei vostri letti grazie a lei.




