domenica, 29 aprile 2007
13:53

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non tutte le pizze riescono con il buco...

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...ma la mia si.
Ieri sera la mia pizza aveva un buco al centro grosso tipo un bicchiere che il pizzettaro ha meschinamente tentato di coprire con una fetta di prosciutto.
venerdì, 27 aprile 2007
17:56

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Uh Uh Uh

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Negli ultimi anni le tecnologie stanno facendo passi da gigante, grazie alla possibilità di agire sulla struttura dei materiali si produrranno effetti di larga portata in tutti i settori dell’economia. Si tratta di prodotti già presenti sul mercato come telefoni cellulari che permettono di scattare foto e navigare su internet o applicazioni che entreranno nel mercato tra una decina d’anni come protesi mediche con maggiore durata o organi artificiali.

Ci sono però posti dove la tecnologia più semplice, più elementare ancora non arriva, non tanto per i costi di applicazione, quanto per la riluttanza delle persone indigene al loro utilizzo. Si tratta di posti come il Gibuti, il Congo e Pomezia. Alle popolazioni autoctone vengono presentate applicazioni strane, da appendere alla parete, una strana scatola con un filo attaccato che termina con un oggetto a forma di cornetto. Si dice che le due estremità del cornetto vadano una all’orecchio e una alla bocca. Le signore anziane del luogo raccontano di voci che escono dall’apparecchio, voci basse, roche, diaboliche. Si narra di una signora che abbia sentito Gesù parlarle attraverso questo strano apparecchio di aver sentito come una voce che le diceva “Signora, apra le porte della sua casa affinché la benedizione di Dio cada su tutta la sua famiglia”. Si mormora che la signora non si sia più ripresa e vaghi nel quartiere con un carrello della spesa. Altri raccontano di strani suoni provenienti dall’oscuro oggetto, come versi di uno strano animale; ogni volta che le anziane del posto sentono quegli strani richiami si nascondono dietro grandi arbusti, dietro cespugli pieni di spine che le fanno sanguinare, oppure dietro il divano ma sono pronte a sopportare ogni dolore pur di sopravvivere alla bestia.

Le donne, ma anche gli uomini che vivono qui nelle vicinanze, sentite le storie che girano su questo misterioso oggetto del demonio si guardano bene dall’utilizzarlo, così, per comunicazioni di famiglia usano il vecchio metodo, ma qui ancora attuale, dello strillo. Il tipo che abita all’appartamento sotto il mio, “lo zingo” vista la sporcizia che si porta dietro, è il soggetto che più è spaventato dall’oggetto, tant’è che si  può udirlo spesso nella danza del richiamo “Maa! Maaaaaaa! Maaaaammaaaaaaaa!!! Ah maaaaaaaa! Oh ah ma’, che cazzo! T’affacciiiiiiiii” Tutto ciò attraversando tonalità di rosso e marrone e dando bella mostra delle vene sul collo, perché, pur abitando al primo piano, la signora come al solito non sente, vuoi perché dorma, vuoi perché faccia la pipì o vuoi perché si è rotta le palle che il figlio ancora non sappia usare il citofono.  Ma non è l’unico caso di cui la sottoscritta è stata testimone, uno addirittura nel villaggio dove momentaneamente vivo. Il membro più piccolo del clan ha superato l’iniziale diffidenza verso l’oggetto e ha provato a comunicarvi attraverso, ma non ha resistito più di tanto, ha infatti detto “mmm, vieni sotto il balcone che parliamo li” trovando molto più consono urlarsi le cose dal balcone piuttosto che usare il citofono.

Forza Napoli.

domenica, 22 aprile 2007
12:22

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tu is megl che uan

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In quel di ieri sera, mi sono ritrovata vicino Piramide per mangiare una pizza. Mentre si aspettava fuori la pizzeria vidi un uomo che cercava qualcosa nel secchione dell’immondizia, ma essendo una cosa normale da queste parti non ci diedi peso più di tanto. Mi si fece però notare che il tipo non stava effettivamente cercando nel secchione, ma stava tranquillamente svuotando la di lui vescica, il tutto con estrema nonchalance. Anche a questo punto non rimasi sorpresa del fatto che il tipo stesse facendo pipì tra un secchione e l’altro, proprio davanti la pizzeria dove dovevo mangiare, ma mi stupii del fatto che il tipo, per sviare sguardi indiscreti dal suo fare pipì, avesse scelto come diversivo quello di rovistare  nel secchione dell’immondizia. Oppure doveva fare entrambe le cose e ha trovato un modo intelligente per coniugarle ed allo stesso tempo passare inosservato. 10+

martedì, 17 aprile 2007
21:18

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Secondo Zanichelli 2

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Potrei dire che il cane abbaia, il gatto miagola e mia nonna nonneggia. Oppure potrei dire che l’ubriaco sbiascica, e mia nonna s-parla. Oppure potrei fare qualche esempio. Mia nonna ha una sola regola di grammatica, e le vale tutte: parla a caso che se la gente vuole capire capisce.  Il solo problema è che lei non è cosciente della sua regola.

Non è facile pronunciare la P e la C, sono suoni secchi duri, interrompono la sonorità della frase, e allora perché dire “la crostata è fatta con marmellata di prugne” quando “la grostata è fatta con marmellata di brugne” è così sensuale? La stessa cosa vale per i Biselli

Problemi di comprensione più seri possono giungere quando ti trovi ad interpretare parole nuove, o parole vecchie usate con significati nuovi, qualcosa del tipo “per cena ci sono gli avvoltini”, che di solito sono con i Biselli di contorno.  E poi c’è il rosso e il giallo e per mia nonna c’è anche un colore tutto nuovo, il blè, che non so se il colore della sciacquatura dei piatti o quello che va tra il marrone e il vomito.  

I casi più gravi riguardano la grammatica, ma li non ci sono speranze… “Il zucchero” vabbè, uno dice che ormai che ci vuoi fare, a 77 anni è inutile impuntarsi, che tanto si capisce cosa si intende, ma se poi senti dire “quel pigulino in fondo” e “guarda che due occhi che ha” scopri che era solo la punta dell’iceberg!

giovedì, 12 aprile 2007
11:33

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These almost

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Dovrei scrivere un post perché aprire il blog e vedere quell’arancia secca ormai mi ha stancata, ma non saprei che dire. Potrei raccontare che non credo organizzerò più una pasquetta. E soprattutto, non cucinerò la roba che non è mia solo perché comprate cose che non sapete cucinare. La prossima volta al posto del maiale sullo spiedo ci finisci tu. Si proprio tu che non hai fatto altro che rompere tutto il tempo a dirmi come dovevo fare, quando non hai mai visto come si fa e io sono 25 anni che vedo maiali allo spiedo. E se pesa 18 chili è un maiale, non un maialetto.
A pasquetta si gioca all’aria aperta, e la gente giustamente gioca. Per la teoria vi rimando qui, ma per la pratica ecco le istruzioni: si prende un pallone, meglio se da pallavolo, una persona inizia e ad ogni tocco bisogna dire un nome di persona, alternando i maschili con i femminili. Il commento della persona che lo ha inventato è stato: “oh guarda che è difficile”. Caspita! E io che pensavo che la cosa più difficile al mondo era fare la maionese. ß Questa è ironia, tengo a precisare,  potrei anche spiegarla, ma ora non mi va.


Non avendo un cavolo da fare prima dell’inizio dei corsi ho pensato molto e sono giunta alla conclusione che l’uomo perfetto deve avere l’aspetto di Colin Farrell e la voce di James Hetfield, e cantarmi “the unforgive II” mentre stiamo in intimità. Qui una di voi mi darà ragione. Lo so.


Inoltre con tutto quel tempo a disposizione ho anche pulito casa e:
-voglio un aspirapolvere wireless (che non va l’apostrofo perché aspirapolvere è maschile)
-non smuovete troppo il case per passare l’aspirapolvere se non volete che si stacchi la scheda video o almeno non fatelo prendendolo a calci
-non sono del tutto sana a collezionare rane molto piccole che poi dovrò spolverare, dare loro dei nomi e ricordarli tutti


 Infine, se prima dell’inizio dei corsi volete prendere una giornata per fare una cosa che desideravate da tanto e vi vedete l’intera seconda serie di “Scrubs”, tenete conto che la sera avrete un forte mal di testa.