“Ma sei caduto dal seggiolone quando eri piccolo?” Quanto c’è di vero in questa frase? Nel mio caso non è stato il seggiolone, ma le volte dopo. Il primo episodio è stato quando avevo si e no quattro anni, stavo in macchina con mio padre e le cinture di sicurezza ancora non c’erano nelle macchine, mio padre inchioda, ha sempre avuto la cattiva abitudine di stare troppo attaccato alla macchina davanti, così io, da seduta sul sedile mi ritrovo svolazzante per andare poi a piantare la testa sul vetro e disegnare una grande ragnatela. Risultato: enorme ficozzo sulla fronte e gelato. La volta dopo ero in campagna da mio nonno, ero più grande, circa sei anni. Mio nonno aveva biciclette di tutte le grandezze, gliele regalavano, biciclette che ormai non si usavano più perché i figli erano troppo grandi, e siccome da mio nonno era sempre pieno di bambini, le davano a lui. A me e a mio cugino S. piaceva la stessa bicicletta perché aveva il sellino comodo, l’unico difetto è che non aveva i freni. Mio cugino era fomentato in quel periodo dalle moto da cross, così facevamo i percorsi e ci cronometravamo. Quella volta il percorso comprendeva la discesa della cantina, una lunga discesa. Arrivato il mio turno presi la bicicletta, intrapresi la discesa ma non girai il manubrio e andai a sbattere dritta ad alcune porte finestra che mio nonno aveva poggiato ai lati. Ovviamente l’impatto fu fronte-vetro. Un altro caso importante fu quello a Sant’Antioco. Ero andata in vacanza con i miei, avevo dodici anni credo. Abbiamo preso una stanza in albergo che aveva un letto matrimoniale e un letto a castello; siccome a casa dormivo sul letto di sopra, ai miei è sembrato naturale fare dormire me sopra, mancava giusto la barra per impedirmi di cadere, così sono caduta dal letto a castello e ho battuto la testa, zona sopracciglio destro, arrivando per terra e continuando a dormire. I miei si sono alzati immediatamente e mi hanno svegliata convinti che mi fossi rotta la testa, mi hanno portata in bagno e mi hanno messo la testa sotto l’acqua fredda, poi mi hanno messo sul lettone con una bottiglietta di aranciata S. Pellegrino sul ficozzo. Io ho ripreso a dormire, loro no. E il giorno dopo mi hanno fatto fare la lastra alla testa. Non me la sono rotta. Una volta ho battuto la testa allo spigolo della finestra, ma niente di che. Un’altra volta è stato in palestra alle superiori. Avevamo deciso di giocare a calcetto senza alzare la rete da pallavolo, così presa dalla corsa sono andata decisa verso la porta, ma ho preso la rete alla fronte, il che fa anche capire la mia altezza, le gambe hanno continuato a correre ma la testa è rimasta li, così ho battuto la testa per terra e mi sono ritrovata una riga orizzontale sulla fronte. Non ho sentito una voce che mi chiamava ma ho sentito le risate di tutti. Una volta sono andata a pattinare sul ghiaccio e proprio all’ultimo giro ho preso un pezzetto di ghiaccio e mi sono tuffata tipo angelo, il volo è stato così lungo che ho avuto l’accortezza di girarmi per non battere la faccia a terra, così ho sbattuto la nuca. Adesso questi episodi sono diventati più rari, si limitano ai pensili della cucina. Non ci sono conseguenze visibili ad occhi nudo attualmente. Palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa palla rossa