Non ci penso di solito, o meglio, mi costringo a non pensarci perché ho paura che torni. Io la vedo, è sempre li. E' nello stomaco, è nella gola, è nel mio respiro, ma è soprattutto nella mia testa. E mi fa paura. Sta sempre in agguato, pronta a saltarmi addosso. Mi osserva e mi deride. Io faccio finta di niente e penso ad altro, vado avanti per non fermarmi troppo li. Ognuno ha i suoi fantasmi, i miei stanno li, mi attaccano di sorpresa. E' nata dal nulla. Anzi no, è nata da qualcosa, ma chissà cosa. Non ti lascia mai, nemmeno quando è assopita.
Se c'è, la senti ovunque dentro di te, ti immobilizza, ti tiene nascosta, nessuno lo sa, lo sai solo tu. Non ti lascia vivere. La notte non ti fa dormire, giri per la casa cercando qualcosa per distrarti, fai una camomilla ma puoi benissimo bere acqua o vodka che tanto è uguale. Provi a rimetterti a letto e pensare ad altro, ma senti la testa che ronza e il cervello che viaggia a velocità mai viste. Ti raggomitoli tra le coperte, per sentirti più protetta, abbracci il cuscino per avere la sensazione di non essere soli. Ma alla fine si è sempre soli. E iniziano i singhiozzi. E piangi finchè non dormi, ma tre ore dopo suona la sveglia e stai di nuovo in piedi. La giornata passa e cerchi di non guardare il countdown nella tua testa, di quanto tempo manca per arrivare alla notte. Perché durante il giorno può passare, ma è la notte che senti il suo fiato gelido sul collo, dentro di te. E ti senti vuota, hai la sensazione che dentro di te non ci sia niente, che sei solo un involucro per il nulla, senti tutto che rimbalza dentro di te, da una parte all'altra, a volte se stai li in silenzio puoi anche vedere le cose muoversi nel guscio che ha la tua forma, e tutto quel vuoto ti spaventa. Passano i giorni e aspetti che passi, cazzo quanto desideri che passi, non ce la fai più, credi di impazzire, vorresti urlare ma non esce niente, è tutto bloccato, un macigno sul petto. Hai la sensazione di guardare la tua vita dall'esterno, di essere solo uno spettatore, come se perdessi il contatto con te stesso, e ti vedi fare gesti, dire parole e guardare posti che non capisci. Vuoi solo smettere di pensare per smettere di soffrire.
Se non c'è la temi, ti terrorizza che possa tornare e riportarti nell'angoscia. E quindi vivi a metà, sapendo che questo momento di pace non durerà ancora a lungo, che succederà qualcosa che ti riporterà a sperare che finisca. E' un male dell'anima che non finisce mai. Baudelaire scriveva:
Quando come un coperchio il cielo pesa
grave e basso sull'anima gemente
in preda a lunghi affanni, e quando versa
su noi, dell'orizzonte tutto il giro
abbracciando, una luce nera e triste
più delle notti; e quando si è mutata
la terra in una cella umida, dove
se ne va su pei muri la Speranza
sbattendo la sua timida ala, come
un pipistrello che la testa picchia
su fradici soffitti; e quando imita
la pioggia, nel mostrare le sue striscie
infinite, le sbarre di una vasta
prigione, e quando un popolo silente
di infami ragni tende le sue reti
in fondo ai cervelli nostri, a un tratto
furiosamente scattano campane,
lanciando verso il cielo un urlo atroce
come spiriti erranti, senza patria,
che si mettano a gemere ostinati.
E lunghi funerali lentamente
senza tamburi sfilano né musica
dentro l'anima: vinta, la Speranza
piange, e l'atroce Angoscia sul mio cranio
pianta, despota, il suo vessillo nero.